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Inviato da Redazione     06 Agosto, 2013    
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Informazioni

Coordinate
41°11′0″N 16°40′0″E
Altitudine
7 m s.l.m.
Superficie
44 km²
Abitanti
20593
Densità
468,02 ab./km²
Frazioni
Sette Torri, San Matteo, Le Macchie
Comuni confinanti
Bari, Bitonto, Molfetta, Terlizzi
Nome abitanti
giovinazzesi
Patrono
San Tommaso, Madonna di Corsignano

Benvenuti a Giovinazzo. 

La graziosa cittadina di circa 20.000 abitanti, che sorge a 18 Km a nord di Bari, si mostra al visitatore in tutta la sua semplicità, distesa tra due vastità naturalistiche che da sempre hanno rappresentato e rappresentano fonte di sussistenza, garanzia di vita e base dell’economia locale: il mare e la campagna.

Partendo infatti dal nucleo storico foggiato con la bianca pietra locale ed accoccolato sugli scogli per tre quarti bagnati dall’azzurro mare, Giovinazzo si
sviluppa a ventaglio e giunge nei pressi della ferrovia che rappresenta l’attuale limite dell’urbanistica giovinazzese. Oltre, si estende la campagna costituita per lo più da mandorli, alberi di gelso, di carrube, ma è l’ulivo che la fa da padrone. Coltivati in questa zona già 5000 anni fa, gli alberi di ulivo modellano un territorio dal verde intenso, argenteo in primavera quando spuntano rami nuovi su tronchi secolari, a tratti costellato di emergenze architettoniche più o meno evidenti ma in un lontano passato tutte molto importanti. Si tratta del patrimonio rurale di Giovinazzo: le numerosi torri di avvistamento e per la difesa come Torre delle Pietre Rosse visibile dalla S.S. 16 bis in tutta la sua superba mole, i palmenti e “pagghiari” umili costruzioni per uso contadino, le semplici chiesette (San Basilio, San Pietro Pago) o notevoli complessi (Sant’Eustachio, San Martino, Torre Rufolo; tre esempi di architettura funzionale e difensiva, ciascuno legato ad episodi misteriosi e leggendari), i casali (in passato circa 40) veri e propri insediamenti abitativi satelliti che a partire dal XI sec., il momento di maggiore potenza della civitas giovinazzese, concentravano in sé interessi politici ed economici del castro fortificato, sede portuale per i traffici con la capitale Bisanzio.

Il prospetto della città lato mare, per la presenza della penisoletta rocciosa su cui si è sviluppato il centro storico, si è spontaneamente costituito come un doppio “affaccio” e dunque dal punto di vista urbanistico è stato delimitato da due passseggiate: lungomare “Esercito italiano” a levante, lungomare “Marina italiana” a ponente. In passato sembra sia stato fatto un tentativo di collegare “i due mari” attraverso l’escavazione di un fossato a ridosso delle mura cittadine e coincidente con l’attuale Via Fossato. Affascinante è immaginare come anticamente, soprattutto a seguito di tempeste e per la mancanza di argini, il mare s’inoltrasse fin nel territorio rurale, mentre il cronista Bisanzio Lupis nelle sue “cronache” afferma addirittura che il casale Sant’Eustachio (vulgo Santo Staso) dell’XI sec. Era collegato al mare di Levante! Leggenda o verità? Dalla sensibilità di ognuno nasce la risposta senza però tralasciare il fato che talvolta questo casale viene indicato col toponimo Casale di Padula o più correttamente, della Palude e che all’interno della chiesetta, parecchio distante dal mare, sono incise lettere in lingua greca e graffiti diversi esemplari di navi, in particolare una enigmatica galea in tutta la sua lineare bellezza e completezza di particolari utili alla navigazione. Ex-voto? Un simbolo esoterico del Santo Graaal? Forse molto più accattivante ritenerlo un documento che ricorda la costruzione e l’armamento, da parte dei cantieri giovinazzesi, di una alea che partecipò nel 1097 alla prima crociata agli ordini di Boemondo d’Altavilla Signore di Giovinazzo.

La strutturazione a “ventaglio” e viabilità a scacchiera creano un alternarsi di traverse a misura d’uomo, ma efficaci per lo smistamento del discreto traffico cittadino, e strade principali spaziose che conducono tutte alla grande ottocentesca piazza Vittorio Emanuele II al cui centro, dove un tempo c’era la “pescara” (una vasca per la raccolta dell’acqua), si erge la monumentale Fontana dei Tritoni in bronzo e pietra locale opera dello scultore giovinazzese Tommaso Piscitelli (1933).

Sul lato nord della piazza, vero e proprio salotto cittadino e punto di ritrovo per le tante manifestazioni laiche e religiose che caratterizzano la vita del paese, occhieggiano i più rappresentativi esempi di edilizia privata ottocentesca extra-moenia tra i quali primo fra tutti il palazzo Siciliani di Rende, mentre a sud occupa la scena la chiesa S. Domenico con l’enorme complesso dell’Istituto Vittorio Emanuele II già monastero domenicano voluto dal primicerio Don Giuseppe Buonhomo (1700) e Regio Ospizio della Terra di Bari e di Otranto al tempo dei Borboni. All’origine dei finanziamenti che hanno reso possibile l’impressionante imponenza architettonica dell’edificio c’è la leggenda del “Tesoro di San Martino” ovvero la probabile scoperta, da parte del torraro, fratello del principe primicerio Buonhomo, di un tesoro presso Torre S. Martino in campagna, lasciato lì da un gruppo di ricchi ebrei di Giovinazzo in fuga dalle incursioni piratesche.

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