La leggenda
Si narra che tra i cristiani che riuscirono a fuggire da Gerusalemme, sottraendosi alle ire di Saladino, Sultano d’Egitto e di Siria, dopo che questi aveva sbaragliato le armate crociate il 2 ottobre 1187, vi fosse un capitano francese di nome Geretéo.
Egli, fuggendo, aveva portato con sé, sottraendolo agli infedeli, un dipinto della Madonna e, dopo un viaggio avventuroso, si era fermato presso il lazzaretto che sorgeva nel Casale di Corsignano nella campagna giovinazzese. Nell’intento, forse, di ricambiare le attenzioni e le cure ricevute, il crociato donò al parroco del Villaggio il dipinto della Vergine.
La fede
Per molti secoli il quadro della Vergine, detto appunto Madonna di Corsignano, fu esposto nella chiesa dell’omonimo casale ed era venerato per i molti miracoli che operava. Il suo culto crebbe sempre più, tanto che, nella terza domenica dell’agosto 1388, fu solennemente proclamata, dal Vescovo Nicola, patrona di Giovinazzo.
Il Corteo
La prima parte del corteo rievoca la traslazione del miracoloso dipinto dal Casale di Corsignano alla Cattedrale, avvenuta nel 1677, per volere del Vescovo di Giovinazzo, Agnello Alfieri. L’episodio, avvenuto in piena dominazione spagnola, si evidenzia nelle vesti dei figuranti, policrome e barocche. Danno inizio alla sfilata gli Araldi con le loro lunghe e argentee chiarine. Allo squillo delle trombe fa eco il rullare dei tamburi. Entrambi annunziano il cavaliere che, solenne e austero, regge il gonfalone della città precedendo un folto numero di giovani in rappresentanza della nobiltà dell’epoca che, con incedere lento, fa sfoggio dei suoi variopinti costumi. Seguono i valletti comunali, i cui abiti hanno il colore del civico bandierone che sorreggono; essi rappresentano l’Universitas, il popolo tutto. E dopo il popolo segue, sorretta da un dignitario, l’insegna del Vescovo Agnello Alfieri. Indi le Dame, la cui giovane bellezza è essa in risalto dai ricchi costumi che indossano, ed infine il Duca, superbo feudatario, che con la sua corte chiude la prima parte della sfilata.
Nella seconda parte, gli abiti non sono più quelli ampollosi e policromi ma diventano austeri e castigati, riportandoci in quel lontano 1188 in una atmosfera contrita quale in effetti dovette essere la circostanza in cui il popolo, l’8 maggio di quell’anno, portò penitenzialmente in Cattedrale l’immagine della Madonna, chiedendo ed ottenendo il miracolo della pioggia, dopo una lunga e nefasta siccità che avviliva uomini e campagna. Ecco allora i nobili cittadini, i Chiurlia, i Lupis, i Braida, i Saraceno, i Sindolfi e tutti gli altri sfilare col saio da penitente e con gli stemmi delle loro casate. Seguono i dignitari dell’epoca. Il Giudice, il Protontino, il Signator, il Catapano, il Baglivo; il rullare dei tamburi cadenza il passo degli arceri, a cui fan seguito gli alabardieri e i tedofori. Il chiarore delle fiaccole rischiara l’incedere del sacerdote che impersona il parroco del Casale di Corsignano, al suo fianco il famoso capitano francese, il Crociato Geretéo. Seguono i paggetti; un gruppo di fanciulle con candidi sai e cesti di fiori apre la strada al quadro della Vergine, che, portato a spalla da rappresentanti dei vari ceti popolari, ritorna ancora una volta in Cattedrale a proteggere il suo popolo che tanti e tanti secoli fa, fiducioso, l’elesse patrona.